F.VI.15

Segnatura: Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, F.VI.15
Datazione: Seconda metà del XII sec.
Luogo di origine: Abbadia a Isola

Membranaceo, ff. 141, 273×177 mm. Specchio di scrittura 195×120 mm; rigatura incisa; 49 linee. Completamente musicato con 12 sistemi musica/testo per folio.

Inchiostro bruno per la scrittura, rosso per la riga del Fa e per le rubriche. Iniziali decorate; iniziali semplici; rubricato. Iniziali miniate in tardo stile geometrico con decorazione prevalentemente vegetale alle cc. 4v, 48v, 68v, 71v, 96v e 107v. Cfr. la descrizione di Klange Addabbo.

1-16(8); 17(2); 18(11). Segnatura dei fascicoli da V a XXII; manca un fasc. tra le cc. 40 e 41, dopo il fasc. 5; il fasc. 17 è costituito dal bifolio esterno di un fasc. segnato come XXII (il fasc. 16 è segnato XXI); l’ultimo fascicolo è formato da 11 fogli non solidali fattiziamente riuniti ma provenienti dallo stesso codice.

Cartulazione antica, ma non coeva alla scrittura del codice, in numeri romani alle cc. 1-129, posizionata al centro sup. recto. Questa numerazione, sebbene errata in più luoghi, dimostra che il codice è mutilo e lacunoso: XXXIII-XXXVII; XXXVIIII-LXXIII; LXXXII-CLII, CLII <sic>-CLXVIIII. Un’altra numerazione in cifre arabe è stata apposta sul margine sup. destro lato recto quando ormai alcuni fogli erano già caduti.

Legatura moderna con piatti in cartone (285×187 mm., XVIII sec. ca.) macchiati a imitazione del marmo. Dorso in pelle. Come in F.VI.8 e F.VI.9.

Minuscola carolina sec. XII in inchiostro bruno, rosso per le rubriche. 

Notazione neumatica diastematica dell’Italia centrale con linea rossa del Fa in sistema tetralineare (cfr. il gruppo di frammenti di antifonario sicuramente proveniente da S. Eugenio). Presenti il custos e le lettere chiave: C, F, A e raramente D. Accanto al SI è aggiunto in pochi casi il bemolle, come nel communio Cantabo domino a f. 109r e nell’alleluia Modico non videbitis ai ff. 55v-56r.

Talora i melismi finali vengono semplificati, come nel versetto del graduale a f. 41r Salvum me fac Deus o nel versetto alleluiatico a f. 64r Tanto tempore vobiscum sum et non cognovistis me.

Graduale acefalo e mutilo, tropario e sequenziario lacunosi.

Graduale ff. 1r-130v

  • Proprium sanctorum, ff. 1r-4r (s. Valentinus – Annuntiatio Virginis)      
  • Proprium de tempore, ff. 4v-75v (Dom. in Sept. – Octava Pent.) 
  • Proprium sanctorum, ff. 76r-100v (ss. Marcellinus et Petrus – s. Andreas)      
  • Commune sanctorum, serie di Alleluia, ff. 100v-107r       
  • Proprium de tempore, ff. 107r-129v (Dom. del Tempo ordinario I-XXII post Pent.)
  • Missa pro defuncto, ff. 130r-130v

Tropario, ff. 131r-135v

Sequenziario, ff. 136r-141v

– Proprium sanctorum

Di seguito quelli assenti nel AMS: Cattedra di San Pietro del 22 febbraio, Benedetto, Vito e soci, Giacomo apostolo, Donato, Bartolomeo, Genesio, Agostino, Decollazione Battista, Maurizio e soci, Ognissanti (con vigilia). 

Accade molto frequentemente che nella rubrica si confondano le date (soprattutto III e IIII) e i nomi dei santi, come per Vitale a 63v (28 aprile) nella rubrica III Kl madii (29 aprile), Tiburzio a 89r (11 agosto, nella rubrica IIII id Aug. (10 agosto) oppure Martino a 89r (11 novembre) e ivi IIII Idus Novemb. A foglio 92r, per il 22 agosto, si confonde la festa di Timoteo e soci con quella di Tiburzio e soci. Nessun intervento seriore ha ripristinato queste sviste evidenti che cozzano con il contenuto e con il calendario.       

 – 4 Tempora

Le 4 tempora si svolgevano in altrettanti momenti dell’anno liturgico, una per ogni stagione. F.VI.15 doveva contenerle tutte, perché quella invernale, oggi assente, cade nel periodo di Avvento, contenuto nella parte del codice oggi perduta. In tutte quelle rimasteci, tuttavia, la liturgia continua anche nella domenica successiva al sabato in XII lectionibus, quando solitamente le funzioni erano sospese dopo i digiuni delle ferie IV e VI e la veglia a conclusione del rito. Inoltre, per il periodo estivo, dopo l’Ottava di Pentecoste, i brani per le 4 Tempora sono aggiunti a parte, dopo che ai medesimi giorni interessati da questo rito, sono state attribuite altre occasioni liturgiche. Queste caratteristiche sembrano dunque testimoniare un’accoglienza del formulario romano del XII sec., cui appartengono le 4 tempora, recente e in via di assestamento.

– Tropi e Sequenze    
Mentre per le sequenze non si registrano peculiarità, i tropi al kyrie sono particolarissimi, alcuni unici, ed è grazie ad essi che Bannister fu inizialmente portato a credere all’origine nonantolana del codice, poiché nei codici nonantolani ve ne figurano alcuni.
Occorre tuttavia soffermarsi sui testimoni ad oggi noti di questi brani:

  • Lux et origo si trova anche in Roma, Vallicelliana C 52 (Aretino?) e in codici provenienti da Ravenna, con la quale Arezzo – da cui è nostra impressione che alcuni manoiscritti senesi entro il III/IV del XII sec. siano stati influenzati – mostrava legami piuttosto stretti.
  • Anche la variante canemus, presente in F.VI.15., di Canamus cuncti laudes, si trova in pochi altri mss. (non nonantolani), tra i quali uno di provenienza aretina (Pistoia, BC 85), mentre Rex regum Deus si trova solamente nel nostro graduale e nel tropario, probabilmente aretino, Roma, Vallicelliana C 52.
  • Nel Vallicelliano si trovano altresì, oltre al già citato Lux et Origo: Omnipotens genitorCanamus cuncti e Te Christe rex; assieme a Pistoia BC 85, dunque, escluso il tropo ad attestazione unica Dulcia cantica, copre l’intero repertorio rimastoci in F.VI.15.

A livello generale, molte somiglianze sono state riscontrate con Firenze, BML Gaddi 44, e con alcuni codici Bolognesi presenti in Cantus Index, ma probabilmente la vicinanza è dovuta più al fatto che essi sono tra i pochi ms. consultabili online appartenenti all’Italia centrale che a rapporti reali. Sarebbe invece interessante approfondire la conoscenza e il confronto con i graduali aretini.

GRADUALE

                 Acefalo

1r

Agathae

1v

Valentini

2v

Cathedra Petri

3r

Gregorii

3v

Benedicti

4r

Annuntiatio Mariae

4v

Dom. Septuagesimae

5v

Dom. Sexagesimae

7r

Dom. Quinquagesimae

8r

Fer. 4 Hebd. 1 Quad.

10r

Fer. 5 Hebd. 1 Quad.

10v

Fer. 6 Hebd. 1 Quad.

11v

Dom. 1 Quadragesimae

13v

Fer. 2 Hebd. 1 Quad.

14v

Fer. 3 Hebd. 1 Quad.

15r

Fer. 4 Q.T. Quad.

16v

Fer. 5 Hebd. 1 Quad.

17r

Fer. 6 Q.T. Quad.

17v

Sabb. Hebd. 1 Quad.

19r

Dom. 2 Quadragesimae

19v

Fer. 2 Hebd. 2 Quad.

20r

Fer. 3 Hebd. 2 Quad.

20v

Fer. 4 Hebd. 2 Quad.

21r

Fer. 5 Hebd. 2 Quad.

22r

Fer. 6 Hebd. 2 Quad.

22v

Sabb. Hebd. 2 Quad.

23r

Dom. 3 Quadragesimae

24v

Fer. 2 Hebd. 3 Quad.

25r

Fer. 3 Hebd. 3 Quad.

25v

Fer. 4 Hebd. 3 Quad.

26v

Fer. 5 Hebd. 3 Quad.

27r

Fer. 6 Hebd. 3 Quad.

28r

Sabb. Hebd. 3 Quad.

28v

Dom. 4 Quadragesimae

30r

Fer. 2 Hebd. 4 Quad.

30v

Fer. 3 Hebd. 4 Quad.

31r

Fer. 4 Hebd. 4 Quad.

32v

Fer. 5 Hebd. 4 Quad.

33r

Fer. 6 Hebd. 4 Quad.

34r

Sabb. Hebd. 4 Quad.

34v

Dom. de Passione

36r

Fer. 2 de Passione

36v

Fer. 3 de Passione

37v

Fer. 4 de Passione

38v

Fer. 5 de Passione

39r

Fer. 6 de Passione

40r

Sabb. de Passione

40v

Dom. in Palmis

 

Lacunoso

41r

Fer. 4 Maj. Hebd.

42r

Fer. 5 in Cena Dom.

42v

Fer. 6 in Parasceve

45v

Sabbato Sancto

47v

Dom. Resurrectionis

49v

Fer. 2 p. Pascha

50v

Fer. 3 p. Pascha

51r

Fer. 4 p. Pascha

52r

Fer. 5 p. Pascha

53r

Fer. 6 p. Pascha

53v

Sabbato in Albis

54r

Octava Paschae

54v

Dom. 2 p. Pascha

55v

Dom. 3 p. Pascha

56r

Dom. 4 p. Pascha

57r

Dom. 5 p. Pascha

57v

Tiburtii, Valeriani, Maximi

58r

Georgii

58v

In Letaniis maj.

63v

Vitalis, Valeriae

64r

Philippi, Jacobi

64v

Alexandri et sociorum

65r

Inventio Crucis

66r

Gordiani, Epimachi

66v

Nerei, Achillei

67r

In dedicatione S. Mariae

68r

Pudentianae, Pudentis

68r

Ascensionis Domini, in vigilia

68v

Ascensio Domini

70r

Dom. post Ascensionem

70v

Urbani

71r

Vigilia Pentecostes

71v

Dom. Pentecostes

72v

Fer. 2 Pent.

72v

Fer. 3 Pent.

73r

Fer. 4 Pent.

73v

Fer. 5 Pent.

74r

Fer. 6 Pent.

74v

Sabbato Pent.

75r

Dom. Octava Pentecostes

75r

Fer. 4 Q.T. Pent.

75r

Fer. 6 Q.T. Pent.

75r

Sabbato Q.T. Pent.

76r

Marcellini, Petri

76v

Primi, Feliciani

77r

Basilidis et sociorum

77v

Viti et sociorum

78r

Gervasii, Protasii

78v

Vig. Joannis Bapt.

79r

Joannis Baptistae

80v

Joannis, Pauli

81v

Vigilia Petri

82v

Petri

83v

Pauli

84r

Processi, Martiniani

84v

Octava Apostolorum Petri et Pauli

84v

Septem Fratrum

85r

Praxedis

85r

Apollinaris

85v

Jacobi

85v

Felicis

86r

Abdonis, Sennis

86r

Stephani, Pont.

86v

Sixti et sociorum

86v

Donati

87r

Cyriaci et sociorum

87v

Vigilia Laurentii

88r

Laurentii

89r

Tiburtii, Susannae

89v

Hippolyti

89v

Eusebii Romanae

90r

Vig. Assump. Mariae

90v

Assumptio Mariae

91v

Octava Laurentii

92r

Agapiti

92r

Symphoriani

92r

Bartholomaei

92v

Genesii

92v

Hermetis

92v

Augustini

92v

Decoll. Jo. Bapt.

93r

Sabinae

93v

Felicis, Adaucti

93v

Nativitas Mariae

94r

Adriani

94v

Gorgonii

95r

Cornelii, Cypriani

95r

Exaltatio Crucis

95v

Nicomedis

95v

Euphemiae

95v

Vigilia Matthaei

95v

Matthaei

96r

Mauritii et sociorum

96r

Michaelis

97r

Marci, Pont.

97r

Vigilia Simonis, Judae

97v

Simonis, Judae

97v

Vigilia Omnium Sanctorum

98r

Omnium Sanctorum

98v

Quattuor Coronatorum

98v

Theodori Tiro

98v

Martini

99r

Caeciliae

99v

Clementis

99v

Vigilia Andreae

100r

Andreae

100v

Comm. Apostolorum

102r

Comm. plurimorum Martyrum

104r

Comm. unius Martyris

105r

Comm. plurimorum Confessorum

106r

Comm. plurimorum Virginum

107v

Dom. 1 p. Pent.

108v

Dom. 2 p. Pent.

109v

Dom. 3 p. Pent.

110v

Dom. 4 p. Pent.

111v

Dom. 5 p. Pent.

112v

Dom. 6 p. Pent.

113v

Dom. 7 p. Pent.

114v

Dom. 8 p. Pent.

115r

Dom. 9 p. Pent.

116r

Dom. 10 p. Pent.

116v

Dom. 11 p. Pent.

118r

Dom. 12 p. Pent.

118v

Dom. 13 p. Pent.

119v

Dom. 14 p. Pent.

120v

Dom. 15 p. Pent.

121v

Dom. 16 p. Pent.

122v

Dom. 17 p. Pent.

123v

Fer. 4 Q.T. Sept.

124v

Fer. 6 Q.T. Sept.

125r

Sabbato Q.T. Sept.

127r

Dom. 18 p. Pent.

127v

Dom. 19 p. Pent.

128r

Dom. 20 p. Pent.

128v

Dom. 21 p. Pent.

129v

Dom. 22 p. Pent.

 

Lacunoso

130r

Pro Defunctis

130r

De uno defuncto

 

TROPARIO (lacerto)

131r

Nativitas Domini

132v

Joannis Evang.

133v

Epiphania

134v

Dom. Resurrectionis

 

SEQUENZIARIO (lacerto)

136r

Dom. Adventus

136v

Nativitas Domini

137v

Epiphania

139r

Dom. Resurrectionis

140r

Ascensio Domini

141r

Dom. Pentecostes

 

– Serie degli Alleluia della settimana di Pasqua

Dom. Resurrectionis

49r

Pascha nostrum immolatus est christus

Dom. Resurrectionis

49r

Epulemur in azimis sinceritatis et veritatis

Fer. 2 post Pascha

50r

Surrexit dominus vere et apparuit petro

Fer. 3 post Pascha

50v

Angelus domini descendit de caelo

Fer. 3 post Pascha

50v

Respondens autem angelus dixit mulieribus

Fer. 4 post Pascha

51v

Obtulerunt discipuli domino partem pisci assi

Fer. 5 post Pascha

52v

Laudate iherusalem dominum laudate deum

Fer. 6 post Pascha

53r

Dicite in gentibus quia

Sabb. in albis

53v

Haec dies quam fecit dominus

Sabb. in albis

54r

Laudate pueri domino

Dom. in Albis

54v

Pascha*

Dom. in Albis

54v

Post dies octo ianuis clausis stetit ihesus

– Serie degli Alleluia dopo Pentecoste 

Dom. 1 post Pentecostes

108r

Verba mea auribus

Dom. 2 post Pentecostes

109r

Domine deus meus in te speravi

Dom. 3 post Pentecostes

110r

Deus iudex iustus fortis et patiens

Dom. 4 post Pentecostes

111r

Diligam te domine

Dom. 5 post Pentecostes

111v

Caeli enarrant gloriam dei

Dom. 6 post Pentecostes

113r

Domine in virtute

Dom. 7 post Pentecostes

113v

In te domine speravi

Dom. 8 post Pentecostes

114v

Omnes gentes plaudite manibus

Dom. 9 post Pentecostes

115v

Magnus dominus et laudabilis

Dom. 10 post Pentecostes

116v

Eripe me de inimicis meis deus

Dom. 11 post Pentecostes

117r

Te decet hymnum deus in syon

Dom. 11 post Pentecostes

117v

Replebimur in bonis domus tuae

Dom. 12 post Pentecostes

118v

Attendite popule meus in legem mea

Dom. 13 post Pentecostes

119r

Exsultate deo adiutori nostro

Dom. 13 post Pentecostes

119v

Sumite psalmum iucundum

Dom. 14 post Pentecostes

120r

Domine deus salutis meae

Dom. 15 post Pentecostes

121r

Domine refugium factus est nobis

Dom. 16 post Pentecostes

122r

Venite exsultemus domino iubilemus deo

Dom. 16 post Pentecostes

122r

Preocupemus faciem eius in confessione

Dom. 17 post Pentecostes

123r

Quoniam deus magnus dominus et rex magnus

Dom. 18 post Pentecostes

127r

Domine exaudi orationem meam

Dom. 19 post Pentecostes

128r

Timebunt gentes nomen tuum

Dom. 20 post Pentecostes

128r

Confitemini domino et invocavi

Dom. 21 post Pentecostes

129r

Paratum cor meum deus paratum

Tropi

Dom. 1 post Pentecostes

108r

Alme domine noli claudere aurem tuam sed exaudi

Nativitas Domini

131r

Te christe supplices exoramus cunctipotens

Nativitas Domini

132r

Lux et origo lucis summe deus trine et une

Ioannis Evang.

132v

Cantemus cuncti laudes hymniferas

Ephifania

133v

Dulcia cantica dragmis resonat organa melliflua

Dom. Resurrectionis

134v

Kyrie eleyson O theos generis humani redemptor

Dom. Resurrectionis

134v

Rex regum deus celsa potestas eleyson

Dom. Resurrectionis

135r

Omnipotens genitor lumenque lucis origo

Sequenze

Dom. Adventus

136r

Ecce iam christus quem sancti patres prophetarunt

Nativitas Domini

136v

Christi hodierne pangimini omnes una

Epiphania

137v

Epyphania domino canamus gloriosa

Dom. Resurrectionis

139r

Ecce vicit radix david leo de tribu iuda

Ascensio Domini

140r

Rex omnipotens die hodierna

Dom. Pentecostes

141r

Sancti spiritus adsit nobis gratia

– Missa pro defuncto
I brani testimoniano una prassi corrente in antitesi a quella descritta dall’Ordo di Oderico del 1215, che, per le Misse pro defunctis, verrà accolta solo alle soglie del Trecento:

[…] possiamo ragionevolmente supporre che il graduale, e quindi anche le messe da requiem ivi tramesse, siano servite per le celebrazioni eucaristiche all’interno del monastero di Sant’Eugenio, almeno finché i canonici della cattedrale, proprio attraverso l’Ordo Officiorum, poterono finalmente offrire un testo precettivo «per tutti i chierici e per tutta la città e il contado», indirizzandone la vita spirituale «in maniera ferrea e inflessibile, nell’ottica di una religiosità ortodossa e severa che […] cerca di controllare i culti troppo facili e fantasiosi ereditati dal passato» (Argenziano, Agli inizi dell’iconografia, p. 58), un’ottica che, nel caso dei formulari per il requiem, porterà infine ad un graduale impoverimento e staticità di repertorio[1].

 Communio

Alcuni communio sono di rara attestazione o con melodia nuova. Oltre a quelli del Sabato della seconda e terza domenica di Quaresima (ff. 23r e 28v), segnaliamo il raro Custodi me Domine (f. 40v) del Sabato dopo la Domenica di Passione; il versetto Non in fermento malitiae al communio Pascha nostrum immolatus est (f. 49v) per la Domenica di Resurrezione e i communio per l’Invenzione e l’Esaltazione della Croce: Nos autem gloriari oportet (f. 66r) e Redemptor mundi signo crucis (f. 95v).

Note:
[1]    Panti, Cecilia, La musica nelle esequie. Uno sguardo sulle pratiche senesi nel secolo XIII, in Morire nel Medioevo. Il caso di Siena. Atti del convegno di studi 14-15 novembre 2002, a cura di S. Colucci, pubblicato in «Bullettino senese di storia patria», 110 (2004), pp. 284-5.

Provenienza: Collezione Ciaccheri (XVIII s.); Monastero S. Eugenio (Siena, 1446 ca.) Origine: Badia a Isola La firma di Ciaccheri attesta la provenienza dalla sua collezione privata. Non sappiamo come il codice sia pervenuto nelle sue mani. Vittorio Lusini, nel suo studio sul Duomo di Siena, ritiene il Graduale come appartenuto alla Cattedrale, insieme all’Antifonario I.I .7., ma non indica la primitiva origine. La nota sul contropiatto posteriore testimonia che Bannister studiò il codice e ne dedusse un’origine nonantolana. Garrison invece propone una provenienza sicuramente toscana e probabilmente senese (dal monastero di S. Eugenio), ed una datazione leggermente più tarda (terzo quarto XII sec.). Sia la notazione musicale che la miniatura indicano come luogo di origine l’area toscana, mentre è certamente da escludere la provenienza da Nonantola. Lo stesso Bannister, negli AH, lo ascrive poi, seppur dubitativamente, al monastero senese di S. Eugenio (AH 47, p. 24: 107. S. Eugenii Senensis (?) saec. 12. Cod. Senen. F VI 15), ipotesi condivisa anche da Stäblein. Avvalora la provenienza senese, con influssi aretini, l’inclusione nel Santorale di S. Donato, S. Bartolomeo, S. Maurizio e S. Martino, ai quali erano dedicate a Siena altrettante chiese, e di S. Genesio, di culto francese e collegato alla Francigena. Panti, inoltre, che dà per certa la provenienza dal monastero di Sant’Eugenio, nota che il codice presenta aspetti liturgici in accordo con le celebrazioni della cattedrale senese, quali risultano dall’Ordo Officiorum del ms. G.V.5. Raffaele Argenziano approfondisce la questione dedicando un paragrafo del suo volume Alle origini dell’iconografia sacra a Siena ai codici provenienti dalla biblioteca del Monastero di Sant’Eugenio, includendovi sei manoscritti di cui ben due provenienti certamente dall’Abbazia di San Salvatore a Isola (Abbadia a Isola), che venne annessa al monastero santeugenino nel 1446, con un conseguente movimento del materiale librario:

Il primo è un Ordo recitandi canones in Ecclesia Romana, sive Lectionarium Biblicum (codice F.III.3.) che fu scritto da Stefano monaco benedettino di S. Salvatore a Isola vicino Siena, nel 1017, data che il Berg ha ricavato dalla scritta stesa sul codice dal monaco stesso. Segue una dichiarazione di possesso del secolo XV da parte del monastero di S. Eugenio […]. Un altro codice […] è composto di due parti; la prima contenente gli Acta apostolorum, le Epistole Canonice e la Benedictio altaris (codice F.V.2.) [X-XI sec.], mentre la seconda parte [XI-XII] contiene l’opera di Agostino In epistolam Johannis ad Parthos tractatus decem. Una parte di omiliario, dalla Pasqua alla festa di sant’Andrea (codice F.III.I3.), del secolo XI o degli inizi del XII, nel Trecento era ancora nell’abbazia di S. Salvatore a Isola e nel secolo successivo già nell’abbazia di S. Eugenio. E del secolo XII ci sono conservate le Homeliae in Leviticum (codice F.V.21.) di Origene, un Antiphonarium sive liber Choralis (codice F.VI.15) e vari frammenti di libri liturgici […][3].

Il manoscritto copiato dal monaco Stefano contiene una miniatura di Geremia che Argenziano ritiene di scuola senese. D’altra parte, l’antica Abbazia di San Salvatore fondata sulla via Francigena da Ava, vedova di Ildebrando nobile, sembra, longobardo, nel 1001 e dedicata al Salvatore, alla BMV e ai ss. Giovanni evangelista e Benedetto, pur essendo formalmente sotto la Diocesi di Volterra, ha sempre lottato per la propria indipendenza. Nato come monastero ‘familiare’ e dotato sin dall’origine di molti possedimenti, quando perse la protezione della famiglia fondatrice, estinta, almeno considerando la discendenza maschile, nel XII sec., riuscì a svincolarsi dal potente arcivescovo di Volterra per la nomina dell’abate e, piuttosto che cedere a lui o all’avanzata fiorentina, si rimise nel 1135 alla protezione del vescovo di Siena Ranieri e alla famiglia dei Soarzi, cui la stessa abbazia concesse di risiedere presso il castello di Staggia. La precoce predilezione per l’orbita senese piuttosto che quella volterrana o fiorentina (se si esclude la militanza fiorentina di Ranuccio, parente dei Soarzi), la molto probabile esistenza di copisti badiani già in epoca alta (XI in.), i rapporti col vescovo di Siena nel XII – di cui l’abate Ugo (1160-95) era cugino –, la certa provenienza di codici conservati a Sant’Eugenio e, infine la presenza inconsueta di s. Benedetto, copatrono dell’Abbazia a Isola[4], mentre non vi è alcun accenno a s. Eugenio (13 luglio), ci fanno ipotizzare, con somma precauzione e invito a ulteriori approfondimenti, un’origine badiana. Se è vero infatti che nulla possiamo inferire sulla presenza di s. Giovanni evangelista nel Santorale (altro co-patrono), la cui ricorrenza cade il 27 dicembre, poiché il nostro ms., mutilo dell’inizio, principia adesso con la festa di s. Agata il 5 febbraio, è il frammento del tropario sul tempo di Natale a restituirci Cantemus cuncti laudes hymniferas, il tropo al Kyrie la cui rubrica recita In Iohannis evangeliste. Tornando al contenuto del nostro codice, la provenienza dalla Badia potrebbe alzare un velo su alcune sue peculiarità.

  • Il graduale, pezzo non comune, Salvator mundi, che potrebbe spiegarsi con l’intitolazione dell’Abbazia stessa;
  • La festa della Cattedra di s. Pietro ripresa dalla liturgia romana potrebbe esser stata inserita per adeguarsi all’uso romano, poiché più volte la Badia chiese e ottenne protezione dal Papa contro le ingerenze locali.
  • L’importanza della festa di s. Lorenzo trova rispondenza nella piccola chiesa di s. Lorenzo a Monte Ciupi, sopra Badia Isola, che faceva capo a quel monastero ed è attestata almeno dal 1178, quando in un atto compare il suo rettore. La chiesetta può essere l’estrema propaggine del culto di s. Lorenzo a Poggibonsi, da cui la famiglia Soarzi proveniva, poi occultato da quello di s. Lucchese, che si incontrò con s. Francesco a s. Lorenzo in Pian dei Campi, o la chiesa di s. Lorenzo a Casaglia (Ulignano). Non si conoscono dedicazioni al santo a Siena prima del XIII sec[5].

Cammarosano, che ha studiato attentamente l’archivio dell’abbazia, non ha rinvenuto alcuna traccia materiale di uno scriptorium che potesse sostenere la redazione di codici, peraltro miniati, come F.VI.16. La sottoscrizione del monaco Stefano del 1017, a pochi anni dalla fondazione del monastero, ci sembra però notevole.

Ego frater Stephanus infimus omnium monachorum monachus scripsi hunc librum cum iussione domni petroni simplicissimi abbati primus fundator cenobii domini noster iesu christi circa +…+ [effettivamente il primo abate fu Pietro, dal 1010 al 1040] atque XXmum annum étatis meé. In monastero eiusdem domini salvatoris situs pagus quod insula nuncupatur. Imperante henrico gratia dei imperator augusto anno vero imperii eius IIItio indictione XV. Ideo rogo vos omnes obnixé per quorum manibus liber iste versabitur ut intercedatis pro eum que haec fiei iussit atque mé infelicissimo ad dominum deum omnipotentem.

Note [3] Argenziano, Raffaele, Agli inizi dell’iconografia sacra a Siena. Culti, riti e iconografia a Siena nel XII secolo, pref. F. Bisogni, Firenze, SISMEL – Edizioni del Galluzzo, 2000, p. 43. [4] Nel corso del XII secolo venne costruita l’attuale chiesa dedicata ai ss. Salvatore e Cirino, quest’ultimo assente dal nostro graduale: la consacrazione avvenne nel 1176, quando ormai F.VI.15 doveva essere già concluso. [5] Esiste a Staggia la chiesa di s. Bartolomeo ai Pini: “La località è ricordata per la prima volta nell’elenco dei beni della Badia di Marturi dell’anno 983. La chiesa è da inserire fra le più antiche della Val d’Elsa”,  https://www.valdelsa.net/pacciani/ita/12.html. Le altre feste aggiunte nel santorale potrebbero ben spiegarsi nel quadro di una ricercata affermazione della propria autonomia rispetto ai poteri locali tramite l’inserimento di santi cari a Roma (come ss. Vito e soci) o all’Impero (s. Maurizio).

Analecta Hymnica Medii Aevi, a cura di H.-M. Bannister e C. Blume, vol. 47 Tropi Graduales, Leipzig, Fues’s Verlag, 1905. Argenziano, Iconografia sacra, p. 42-44. Baroffio, Giacomo, Iter Liturgicum Italicum Ciardi Dupré, Maria Grazia, Dal Poggetto Miniatura e musica in Psallitur per voces istas. Scritti in onore di Clemente Terni in occasione del suo ottantesimo compleanno, cur. Donatella Righini, Firenze, SISMEL. Edizioni del Galluzzo 1999, pp. XV-405, pp. 34-46. Ilari, La biblioteca, p. V, 67. Klange Addabbo, Codici miniati, p. 135-138, tavv. CI-CII. Panti, Musica nelle esequie, p. 281-285, 290. Petrucci, Censimento, p. 1087. Stablein, Bruno, Schriftbild der einstimmigen Musik, in Musikgeschichte in Bildern, Vol. III, Lief. 4, Leipzig, 1975, pp. 140-141. Volpi, Fonti liturgico-musicali.

Ricerca tramite melodia

Nella scheda Canti sono possibili diverse tipologie di ricerca. È possibile utilizzare il pentagramma per la ricerca melodica, utilizzando i seguenti caratteri:

  • Chiave: “1-” (per la ricerca all’interno della melodia non immettere la chiave);
  • Note: “9 a b c d e f g h i j k l m n o p q r s”
  • Spazio tra neumi: “-“

1-9-a-b-c-d-e-f-g-h-j-k-l-m-n-o-p-q-r-s-

  1- 9-a-b-c-d-e-f-g-h-j-k-l-m-n-o-p-q-r-s 

Esempio melodia:
Un esempio delle melodie presenti nel database scritto utilizzando un font standard:

1-ml-lm-m-m-m-mk-lm-l-k-5

1-ml-lm-m-m-m-mk-lm-l-k-5

Nota bene:
Riportare sempre lo spazio tra i neumi “-” per non inficiare la ricerca