Segnatura: Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, I.I.7
Datazione: XII ex-XIII in.
Luogo di origine: Cattedrale di Siena; chiesa di San Donato in Poggio/S.Donato in S. Michele

Membranaceo, 425×288 mm. Manoscritto composito IV, 300, V’; Le cc. I-III, I’-III’ sono cart. di restauro; c. IV, membr. ant.; cc. I’ e II’, membr., di recupero, da un manoscritto liturgico del sec. XIII.

Il codice è composto da due unità differenti ma coeve, che formavano un Antifonario suddiviso in Pars Hiemalis (ff. 1-160) e Pars Aestivalis (ff. 161-300), vergate dalla mano di Grazia, presbitero di S. Donato e canonico della Cattedrale di Siena, che le sottoscrisse entrambe. 

A c. IVv, una dettagliata tavola del contenuto di mano moderna (forse la stessa cui si deve la numerazione).

Il corpus, lacunoso in più punti, è stato assemblato nel sec. XV, quando una mano ha rinumerato i fascicoli, forse alterando la successione originaria, dato che la parte estiva (che si apre con un bifolio) sembrerebbe, per allestimento, precedere quella invernale (rimasta del tutto priva di decorazione).

Numerazione moderna a inchiostro

Legatura di restauro, in assi nude e quarto di pelle; due bindelle di chiusura

Minuscola carolina con tratti goticizzanti sec. XII-XIII in inchiostro nero, rosso per le rubriche. Nella seconda parte del codice sono presenti diverse miniature di fattura non eccelsa, probabilmente copie tardive di mano non esperta tratte da un antifonario di pregevole fattura della fine del XII secolo (Cfr. Contenuto).

La notazione, in neumi italiani tardivi, è ormai appartenente pienamente al sec. XIII. Presenta sempre la linea rossa del FA e sovente quella gialla del DO, talora segnalate con le lettere corrispondenti in corrispondenza dell’inizio di un nuovo brano. Sempre presente la nota di richiamo.

 

Antifonario, Pars Hiemalis (ff. 1-160) e Pars Aestivalis (ff. 161-300)

Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, I.I.7 Pars Hiemalis

(prima unità codicologica)

Antifonario che unisce Proprium de tempore e Commune sanctorum.

XIIex-XIIIin, trascrizione musicale XIII sec. I m.

Lacunoso

160 (1-160) 

Membr.; 422×285 mm.

Fascicolazione: 1-20(8); Tracce della numerazione originaria dei fascicoli in cifre romane, ancora seguibile; numerazione dei fascicoli al momento della riorganizzazione: I-XX; Inizio fascicolo lato carne

Impaginazione: 38 [286] 98 x 30/7 [172] 6/70 – rr. 56/ll. 11, righe musicali 11

Rigatura: a colore

Notazione musicale: Notazione neumatica su rigo di Do giallo e Fa rosso (ad eccezione di c. 161r, con notazione quadrata su tetragramma ad inchiostro rosso)

Scrittura: Littera rotunda di una sola mano

Decorazione: Spazi riservati; rubricato

Copista: Grazia presbitero di S. Donato e canonico

A c. 160v, in inchiostro rosso: Presbiter Gratia Sancti Donati Senensis canonicus hunc librum scripsit manibus suis ad honorem Dei et beati Donati episcopi et martiris. Deo gratias

 

Contenuto

1r-30v Acefalo. Tempo di Avvento; santi: Lucia et Thomae.

30v-51v Tempo di Natale; santi: Iohannes, Innocentes; Octava Natalis, Innocentium, Ephiphaniae. Lacuna. Mancano i quaderni V e VI (Natale et s. Stephanus).

51v-66r Dominicae et Feriae post Ephiphaniam.

66v-91r Sanctorale (Epiphania-Pascua); santi: Marius, Martha; Sebastianus; Agnes; Conversio Pauli; Purificatio Mariae; Agatha; Annuntiatio Mariae.

91r.136v Temporale (Septuagesimae-Dom. in Palmis); Lacuna; il Temporale si interrompe ai Notturni della Domenica delle Palme.

137r-160v Commune Sanctorum.

 

Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, I.I.7 Pars Aestivalis

(seconda unità codicologica)

Antifonario che unisce Proprium de tempore e Commune sanctorum.

XIIin-XIIIex; trascrizione musicale XIII sec. I m.; miniature XIII sec.

140 (161-300) 

Membr.; 425×284 mm

Fascicolazione: 1(2); 2-4(8); 5(6); 6-16(8); 17(7); 18(5); 19(8). Il fascicolo 17 è un quaderno mancante del primo foglio; il fascicolo 18 è un ternione decurtato del foglio finale; tracce della numerazione originaria dei fascicoli in cifre romane, ancora saltuariamente seguibile (ad iniziare da II); numerazione risalente al momento della riorganizzazione fino XXI-XXXVIII. Inizio fascicolo lato carne

Impaginazione: 28 [285] 112 x 30 [197] 57 – rr. 56/ll. 11, righe musicali 11

Rigatura: a colore

Notazione musicale: Notazione neumatica su rigo di Do giallo e Fa rosso (ad eccezione di c. 161r, con notazione quadrata su tetragramma ad inchiostro rosso)

Scrittura: Littera rotunda di una sola mano, tranne che a f. 292v, dove il tropo al Salve Regina Virgo mater ecclesiae è vergato da altra mano. Ai ff. 137r-162v interventi di riscrittura dei secc. XV-XVI.

 

Decorazione: Iniziali miniate a penna istoriate (c. 224v), figurate (cc. 163v, 165r, 176r, 181r, 186r, 202v, 206r, 215v, 233v, 238v, 244r, 248r) o decorate (cc. 170r, 173v, 178r, 187r, 189v, 195r, 199r, 210v, 221r, 228r, 242r, 252r, 262r, 266v, 270r, 273r, 277v, 285r, 288v); rubricato – La decorazione è attribuibile a scuola senese (cfr. Miniatura senese, 14) (cfr. in bibl. Labriola).

Una descrizione accurata delle miniature, giudicate tarde (fine XIII sec.), di fattura rozza e copiate da un modello ben più pregiato reperibile nella zona senese è stata realizzata da Raffaele Argenziano in Iconografia sacra, pp. 35-37: 

Soprattutto la Madonna con il Bambino per il fatto che ripete il tipo affettuoso di tradizione bizantina, per l’elaborazione degli abiti e la ricchezza decorativa del fondo sembra troppo evoluta per una data agli inizi del secolo XIII. […] Più sostenibile sembra il confronto con Madonne guidesche come quella conservata all’Art Museum di Princeton (fig. 142) o quella della chiesa del Carmine di Siena, che il Garrison attribuisce a un maestro pisano tra il 1275 e il 1285 (fig. 143)46. […] Una coincidenza ancora più precisa, come mi fa notare Elisabetta Cioni, si può rilevare nel particolare della mano benedicente che scende da uno spicchio di cielo stellato nella raffigurazione di sant’Apollinare (fig. 80), con quello identico che si vede nella scena con Adamo e Eva che si nascondono da Dio dopo il peccato nel Tractatum de Creatione mundi della Biblioteca Comunale di Siena (codice H.VI.31., c. 93v) (fig. 147) che il Bellosi attribuisce a Guido di Graziano.  Un’altra mano che scende dall’alto, questa volta benedicente, si trova in una delle scene con storie di san Galgano nel reliquiario della testa del santo al museo dell’Opera del duomo di Siena, opera di un orafo senese nell’ultimo decennio del Duecento. 

Copista: Grazia presbitero di S. Donato e canonico

A c. 161r, in inchiostro rosso: Incipit liber antiphonarii estualis, quem presbiter Gratia ad honorem Dei et beati Donati manibus suis scripsit gratis

Contenuto

161r-173r Proprium de tempore (Pascha – Dominica IV post octavam Paschae)

173r-251r Proprium sanctorum (Ss. apostoli Philippus et Andreas – in nativitate s. Nicholai)

251r-256r Dedicatio Ecclesiae

256r-262r Antiphonae ab octava Pentecostes usque ad Adventum

262r-284r Responsoria (de libris Regum, Salomone, Iob, Tobia, Iudith, Esther; Lacuna fra le cc. 280v-281r)

284r-288r Dominica de S. Trinitate

288v-292v In agenda mortuorum

cc. 293r-300v Invitatoria notata. Mutilo

L’antifonario I.I.7, sia nel formulario che nella scelta dei brani, si rivela assai prossimo ai codici Lucca 601 (I-Lc601) e al fiorentino senza segnatura conservato nell’archivio arcivescovile (I-Far), con una preminenza del secondo: in moltissime occasioni I.I.7 coincide con il solo I-Far tra tutti i codici metadatati in CantusIndex. Per tale motivo nel database i due codici sono stati raffrontati e nella tabella corrispondente (I-Far) è stato segnalato il numero della carta del fiorentino in cui si trova il brano presente nel codice senese. Il codice fiorentino, utilizzato da Hesbert, risale al sec. XII e mostra delle somiglianze con le fonti romano-francescane, rivelando così la sua appartenenza alla zona tosco-umbra da cui quest’ultime trassero probabilmente origine. In I.I.7, pur ad esso somigliante, sono altresì presenti alcune somiglianze con i manoscritti d’oltralpe (ma occorrerebbe un campione più ampio di codici italiani metadatati per trarre delle conclusioni) e, soprattutto, per alcuni Offici una netta vicinanza con il cursus monastico, piuttosto che con quello secolare, come per S. Lucia o l’Annunciazione.

Rispetto al CAO, I.I.7 presenta delle festività in più:

19 gennaio – Mario e Marta (assente in I-Far): si tratta in realtà di una festa collegata a quella di S. Sebastiano (20 gennaio) che presenta solamente tre Vespri, che fungono da Primi Vespri all’Officio di S. Sebastiano, che assume quindi un’importanza particolare non solo all’interno dell’Antifonario, ma anche in tutti i calendari della città di Siena a motivo delle reliquie conservate all’interno della Cattedrale.

23 luglio – Apollinare, santo ravennate il cui culto è diffuso in toscana probabilmente grazie alla chiesa aretina e che è presente in tutti i calendari senesi.

7 agosto – Donato, santo aretino presente nei calendati senesi e, soprattutto, patrono dell’omonima chiesa di cui era p il copista di I.I.7

22 luglio – Maria Maddalena, 24 agosto – Bartholomaei: santi cari alla città di Siena ove furono loro intitolate delle chiese antiche (la chiesa e il convento di Santa Maria Maddalena in Via della Maddalena, oggi via Roma, ospitava uno xenodochio a partire dal 1213, mentre San Bartolomeo in porta Camollia è menzionato per la prima volta nel 1235). Sono entrambi presenti in tutti i calendari senesi.

6 dicembre – Nicolai: A s. Nicola e s. Vincenzo è dedicata una chiesa con annesso uno xenodochio dipendente dalla chiesa di S. Donato fondato nel 1086. Il santo è presente in tutti i calendari senesi

Anche la somiglianza con gli Offici riprodotti nell’Ordo di Oderico è strabiliante, tanto che Argenziano (Iconografia sacra, p. 35) ne individua in I.I.7 la fonte:

Un altro libro liturgico cui fa riferimento innumerevoli volte Oderico nell’Ordo (39: G. C. Trombelli, Ordo Officiorum cit., pp. 131, 139, 140, 172, 249, 288, 289, 293, 299, 346, 349, 365, 367, 382, 386, 388.) è l’Antifonario […] sicuramente conservato: infatti le antifone elencate dal canonico corrispondono con quelle contenute nell’Antifonario della fine del XII-inizi XIII secolo della Biblioteca senese (codice 1.1.7.) […].

Mancano tuttavia in I.I.7 tutti i santi patroni della chiesa cattedrale senese (Ansano, Crescenzio, Savino e Vittore) e, al di là delle assenze dovute ai fascicoli caduti, altre occorrenze care alla città (si confronti la tabella dei calendari).  Molte di queste lacune coincidono con il formulario riportato nel calendario vallombrosano di San Michele in S. Donato (Biblioteca Comunale, F.V.8) della seconda metà del sec. XIII, anch’esso proveniente, come I.I.7, dall’Opera della Cattedrale. Sembra dunque più probabile che sia l’Ordo, in maniera comprensibilmente più stringente, sia I.I.7, con le dovute licenze dovute alla diversa destinazione, abbiano ripreso da un archetipo comune utilizzato presso la Cattedrale, dal quale il miniaturista di I.I.7potrebbe aver successivamente copiato alcune lettere abitate. Per un confronto tra il calendario di F.V.8 e altri vallombrosani cfr. Marchetti, Mino, Liturgia e Storia della Chiesa di Siena nel XII secolo. Non è invece certamente questo l’antifonario inviato insieme ad altro materiale dai monaci di Passignano (cfr. ASF, Diplomatico, Passignano, 1119) al momento della fondazione di San Michele (a. 1119), sia per le già menzionate affinità con l’Ordo senese, sia per la sua fattura certamente posteriore rispetto alla data di invio dei codici.

Luogo di copia: Cattedrale di Siena S. Maria Assunta

Luogo di destinazione d’uso: Chiesa di San Donato in Poggio / San Donato in San Michele Arcangelo (cfr. la sezione del Formulario)

Ente possessore: Siena, S. Maria Assunta, Opera della cattedrale 

Copista: Grazia presbitero di S. Donato e canonico della Cattedrale di Siena

Il ms. è identificabile in Ciaccheri, Indice, II, 235 – dove è anche specificato “codex noster sanctae senensi ecclesiae inserviebat” – con segnatura XXXXII.A.18.

Alpigiano, Giovanni e Licciardello Pierluigi, «Officium sancti Donati I». L’ufficio liturgico di san Donato di Arezzo nei manoscritti toscani medievali, Firenze, SISMEL – Edizioni del Galluzzo, 2008, p. 24, passim.

Argenziano, Iconografia sacra, pp. 35-38.

Baroffio, Giacomo, Iter Liturgicum Italicum.

Bente Klange Addabbo, Un antifonario senese del XIII secolo. Siena, Biblioteca Comunale ms. I I 7, in Iconografia e liturgia nella miniatura occidentale. Atti delle giornate di studio sulla storia della miniatura, a cura di M. G. Ciardi Dupré Dal Poggetto, Firenze, Centro Di, 2007, pp. 83-94.

Ciaccheri, Indice (1799), vol. II (repertorio di corredo).

Garrison, Edward B., Studies in the history of Medieval Italian painting, vol. I, Firenze, L’Impronta, 1964, pp. I, 27 e III, 47 n. 2, 64, 81.

Ilari, La biblioteca, 1846, p. V, 67.

Labriola, Ada, La miniatura senese degli anni 1270-1330, in La miniatura senese 1270-1420, a cura di C. De Benedictis, Milano, Skira 2002, p. 14.

Marchetti, Mino, Liturgia e Storia della Chiesa di Siena nel XII secolo. I Calendari Medioevali della Chiesa Senese, Roccastrada, Editrice “il mio Amico”, 1991.

Volpi, Fonti liturgico-musicali.

Ricerca tramite melodia

Nella scheda Canti sono possibili diverse tipologie di ricerca. È possibile utilizzare il pentagramma per la ricerca melodica, utilizzando i seguenti caratteri:

  • Chiave: “1-” (per la ricerca all’interno della melodia non immettere la chiave);
  • Note: “9 a b c d e f g h i j k l m n o p q r s”
  • Spazio tra neumi: “-“

1-9-a-b-c-d-e-f-g-h-j-k-l-m-n-o-p-q-r-s-

  1- 9-a-b-c-d-e-f-g-h-j-k-l-m-n-o-p-q-r-s 

Esempio melodia:
Un esempio delle melodie presenti nel database scritto utilizzando un font standard:

1-ml-lm-m-m-m-mk-lm-l-k-5

1-ml-lm-m-m-m-mk-lm-l-k-5

Nota bene:
Riportare sempre lo spazio tra i neumi “-” per non inficiare la ricerca